L’Unione Naturale

L’Unione Naturale
13 Aprile 2020 Harihar
La Resa non è una pratica di volontà. Questo significa che non è una tecnica. Nelle pratiche svolte con la volontà, colui che pratica è al centro dell’attenzione, proprio perché deve guidare e dare una direzione all’esercizio che svolge. Questo tipo di pratiche rafforzano la concentrazione e la propria individualità, ma l’io non viene mai trasceso, proprio perché è l’agente preposto all’esecuzione della tecnica. La resa prevede un non agire, non dirigere, non fare. Anche se dovessero manifestarsi movimenti, suoni, respirazioni o correnti di energia, questi accadrebbero solo per volontà del prana. In effetti nella Resa, si lascia agire il prana e ci si arrende alla sua volontà. Questo permette di entrare in uno stato meditativo e di osservazione del processo in atto, lasciandolo lavorare su molti livelli diversi. Ad esempio il corpo potrebbe cambiare costantemente la sua postura. Il respiro potrebbe variare repentinamente. Le mani potrebbero muoversi. Dalla bocca potrebbero uscire sonorità in lingue incomprensibili o di qualche cultura diversa dalla nostra. Se la pratica fosse svolta con l’utilizzo della volontà, queste cose non potrebbero accadere perché non rientrerebbero nei canoni previsti, così come non potrebbero comunque accadere in qualsiasi altra circostanza nella quale la volontà e il controllo predominassero. In altre parole, questi processi possono avvenire solo arrendendosi ad una volontà più alta. Il prana può essere identificato come, la forza della vita, ma per un praticante avanzato, è evidente che il prana è la forza divina stessa, Dio, l’Amore incondizionato che agisce in tutte le forme. Arrendersi, lasciando agire il prana, Dio, la forza evolutiva, non è per tutti facile. Il potere della volontà e il controllo, sono talmente radicati da rendere la resa solo parziale. Tuttavia, continuando ad arrendersi, le catene del controllo vanno via, via, rompendosi. Per aiutare questo processo, é utile rendere il prana più forte, ad esempio facendo attività fisica, mangiando cibi leggeri e sani, aprendo il cuore alla vita e a Dio. Quando il prana è più forte, diventa più facile sentirlo e arrendere la propria volontà, lasciando che sia fatta la sua, può diventare un atto d’amore fattibile. Un’altro modo per risvegliare la forza del prana e attivare il processo di resa, è attraverso l’iniziazione Shaktipat, dove chi ha fatto importanti progressi su questo sentiero, un Maestro, una Guida, uno Yogi, trasmette al ricercatore la conoscenza esoterica di questo passaggio. Una volta che comprendi come arrenderti, impari a non fare. Lasci che Dio, l’amore divino, il prana, facciano il loro corso. Questo risveglia e dispiega un sapere trascendentale straordinario, una conoscenza innata e naturale: la via che porta all’unione non richiede alcun sapere esterno. Il corpo, il cuore e la mente si purificano gradualmente e il Sé inizia a brillare di luce propria. In questo tipo di meditazione, non si trattengono i movimenti del corpo, quindi questo viene incluso nel processo. Ciò fa sì che anche la realtà fisica segua lo sviluppo della coscienza; un tema straordinario e interessante. In ogni caso per imparare ad arrendersi, non occorre alcuna tecnica, se non la capacità di smettere di controllare. Arrendersi all’ultimo attraverso il rilascio del prana, richiede anche pazienza. Non accade tutto in cinque minuti, in un’ora o un giorno. Ci vuole tempo per vedere i risultati della propria resa, ma si possono avere da subito esperienze di grande profondità, liberazione e unione.
Harihar

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