Resa e Umiltà

Resa e Umiltà
28 Aprile 2020 Harihar
L’Umiltà è non è solo un atteggiamento, anche se richiede un certo movimento perché questo accada. L’umiltà è uno stato interiore, tipico di una persona che non si è rassegnata, ma arresa. Arrendersi ha due connotati: arrendersi a qualcosa che ti imprigiona o arrendersi a qualcosa che ti libera. Un aspirante spirituale si arrende a Dio, un uomo perso si arrende alle leggi dell’uomo e dell’ego. Sono due vie contraddistinte, diverse nella loro natura più profonda. Buddha, come Mahavira, Ramana, Arjuna, Gesù, Mooji, Rajarshi Muni, Yogeshwar, Kripalvananda, Pranavananda e molti altri si sono arresi a Dio, alla loro natura ultima, indifferenziata. Questa forma di resa rende un uomo libero da ogni forma di schiavitù e dipendenza. I gradi di libertà possono essere molti e sempre più sottili e profondi. L’umiltà è una caratteristica dell’uomo che si è arreso a Dio, al Sè. Questa qualità rende piccoli, ma grandi allo stesso tempo. Perché rende grandi, e aggiungo, anche coraggiosi? Perché per arrendersi a Dio ci vuole coraggio e perché scoprire, passo dopo passo, la propria libertà, rende un individuo più chiaro, disincantato, pulito, semplice e non condizionato dalla mente. Strato, dopo strato, il velo dell’illusione cade. Più cade il velo, più si palesa la realtà. Una realtà immensa e gloriosa. Una realtà silenziosa e umile. Una realtà piena di beatitudine e bellezza. L’uomo è oggi schiavo del sistema, schiavo del sistema che si agita sotto forma di pensieri, credenze e sensazioni, dentro la sua mente. Non c’è veramente nulla al di fuori della propria mente a rendere una persona limitata, impaurita e debole. Tutto quello in cui credi è solo una proiezione e un miraggio nella tua coscienza illimitata e libera. Il velo di Maya, appare così reale da portare alla pazzia. Eppure è solo una percezione. L’uomo che si arrende a Dio, consuma nella propria resa, l’identificazione con questa percezione dualistica e conflittuale. Ogni pensiero ha un suo opposto, ogni emozione è contraddetta da un’emozione contraria. Non c’è pace nell’uomo che si è arreso alla mente. Non c’è pace. Arrendersi a Dio, al Sè, alla natura trascendentale, significa trasformare il sogno in una visione chiara e limpida di Sè e di cosa tutto questo è. C’è pace nel Sè. C’è una pace reale che nulla può toglierti. Qualsiasi conquista materiale o sensoriale tu possa avere in questa vita, la perderai alla tua morte, ma non potrai mai perdere quello che hai conquistato nella ricerca interiore della Verità. Quegli individui che si sono arresi a Dio, hanno conquistato, un pò alla volta, la loro libertà. L’umiltà è uno stato che sorge da questa resa, la resa al Sè. Non c’è dono più grande di quello che sorge dalla tua resa incondizionata. “quello che fai qui, ti sarà restituito cento volte di più nel regno dei cieli!” questo è ciò che intendeva Gesù con queste parole. Non rassegnarti, arrenditi a Te. Conquista te stesso, non il tuo ego. “Salire al Padre”, non significa andare in un altro luogo dopo la morte, ma morire qui per trascendere questa illusione e conquistare la tua vera identità. “Salire al Padre” significa andare oltre queso sogno mentale, abitato da innumerevoli significati, arrendendosi al Vero Te, a Dio, alla tua natura incontaminata e eterna. Il Padre è Dio, il Figlio è l’uomo o la donna che senti di essere. “Essere Uno col Padre”, significa annullare qualsiasi separazione o differenza con chi sei realmente. In questo processo c’è una dolcezza sconfinata, un amore profondo. Un amore che forse oggi non puoi sentire, perché l’amore umano non conosce l’amore Divino. Eppure concedendoti al Sè, l’amore Divino sorge spontaneamente, libero da ogni pretesa o causa esterna. L’amore Divino è fondamentalmente la percezione di Te stesso che si espande all’infinito, dissolvendo la falsa idea di te e del mondo. Fino a che tutto ritorna in questo amore e tutto appare come realmente è: UNO
 
Harihar

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